Se vuoi una definizione che vada dritta al punto, l’OCSE1 definisce l’agroecologia, come «lo studio del rapporto fra coltivazioni agricole e ambiente».
Ma il concetto di agroecologia é così ampio e diversificato da richiedere qualcosa in più di una breve definizione. Sei pronto per intraprendere insieme a noi un breve percorso per conoscere l’evoluzione dell’agroecologia e la sua importanza per lo sviluppo del territorio? E allora partiamo!
STORIA ED EVOLUZIONE: dall’origine alla svolta degli anni ’50
Il termine “agroecologia” viene utilizzato per la prima volta, nel 1928, dall’agronomo russo Bensin per indicare l’applicazione di principi e concetti dell’ecologia all’agricoltura e per descrivere l’uso di metodi ecologici nella ricerca sulle piante coltivate.
Da quel momento la sua definizione e diffusione sarà strettamente connessa all’evoluzione delle due discipline da cui la stessa deriva e a tutte le altre conoscenze scientifiche ad esse correlate2 nonché alle loro applicazioni agricole e ambientali.
I pionieri di questa disciplina, senza mai utilizzare il termine agroecologia nelle loro pubblicazioni, sono stati l’agronomo americano Klages e lo scienziato italiano Girolamo Azzi.
Il primo si interessò alla distribuzione delle colture in base a principi fisiologici, analizzò i fattori, dimostrando una visione più ampia rispetto ad altri studiosi dell’epoca.
Il secondo attraverso la pubblicazione del libro “Ecologia agraria” ne illustrò i fondamenti concettuali e si occupò della (crescita, sviluppo, produzione).
Nonostante la loro visionaria intuizione di analizzare il modo in cui fattori ecologici, tecnologici, socio-economici e storici influiscono sulla produzione agricola e i loro studi sulla relazione tra le caratteristiche pedoclimatiche e quelle delle coltivazioni, i primi scienziati che hanno introdotto l’agroecologia erano ancora radicati nelle scienze biologiche, soprattutto la zoologia, l’agronomia e la fisiologia delle colture.
La svolta arriva negli anni ’50, quando l’ecologista e zoologo tedesco Tischler scrisse diversi articoli in cui apparve il termine, fino alla pubblicazione del primo libro intitolato proprio “Agroecologia”.
Egli analizzò le diverse componenti dell’agroecosistema, le loro interazioni e l’impatto della gestione agricola su di essi, in ultima analisi, dunque, quanto determinato dall’intervento antropico. Si tratta di un approccio che unisce nei fatti ecologia e agronomia.
STORIA ED EVOLUZIONE: dalla Rivoluzione verde ai giorni nostri
La Rivoluzione Verde degli anni ’70 e la conseguente intensificazione dell’agricoltura, porta a un incremento dell’interesse per l’ecologia applicata all’agricoltura. L’ecologia inizia a essere considerata come chiave di lettura dei processi agricoli.
Infatti, è proprio in questo periodo storico che viene formulato e proposto il concetto di agroecosistema, inteso come ecosistema antropizzato (Odum 1969), e che il moderno sistema di produzione alimentare inizia ad essere messo in discussione (Erlich 1966; Meadows et Al. 1972). In particolare, l’ecologo Odum, inquadrò gli “ecosistemi addomesticati” come intermedi tra ecosistemi naturali e artificiali.
Negli anni ‘80, vengono avviati i primi programmi accademici di ricerca e di formazione e pubblicati diversi libri di testo, in particolare negli Stati Uniti ma anche in Italia, dove l’Università della Tuscia (Viterbo) e di Firenze sono pioniere: l’agroecologia assume un quadro concettuale distinto, che impiega metodi olistici per lo studio di agroecosistemi.
Nel 1987 Conway nella sua pubblicazione “The properties of agroecosystems” sviluppò ulteriormente il concetto, definendo gli agroecosistemi come dei veri e propri sistemi cibernetici il cui obiettivo è l’aumento del valore sociale attraverso l’identificazione di quattro principali proprietà degli stessi agroecosistemi: produttività, stabilità, sostenibilità ed equità.
Tra la fine dagli anni ’80 con Altieri (1989) e gli inizi degli anni ’90 con Gliessman (1997), l’agroecologia venne interpretata come un nuovo approccio finalizzato a coniugare la produzione e la conservazione delle risorse naturali e ad offrire, in questa ottica, strumenti di pianificazione e gestione sostenibile degli agroecosistemi.
Progressivamente, infatti, l’agroecologia contribuì a definire meglio il concetto di sostenibilità applicato all’agricoltura (Thomas, Kevan 1993) e anche il concetto biodiversità che viene gradualmente utilizzato negli studi agroecologici (e.g. Altieri 1999); inoltre, sempre in questo periodo, i termini suolo e paesaggio compaiono in alcune pubblicazioni (Steiner, Osterman 1988), all’interno di un quadro sistemico analizzato dal livello aziendale a quello territoriale.
Nello specifico, le numerose definizioni e descrizioni dimostrano come l’agroecologia abbia cambiato il suo ambito di studio, passando dalla scala di campo (dal 1930 al 1960) a quella aziendale, fino a quella di territorio (dagli anni ’70 al 2000).
L’AGROECOLOGIA CAMBIA E SI CONNETTE
A partire dagli anni ’90, secondo Wezel et Al. (2009), l’agroecologia assume il nuovo ruolo di movimento e pratica applicata. In questo periodo, infatti, il termine cominciò a riferirsi a un nuovo modo di considerare e interpretare l’agricoltura e le sue connessioni con la società. Inoltre, all’attività di ricerca, si affiancano sempre più in alcune sedi universitarie americane ed europee, le attività di formazione.
Nel tempo l’agroecologia ha assunto sempre più un carattere interdisciplinare (Dalgaard et Al. 2003; Butt el 2007), ed alle discipline originarie come l’agronomia e l’ecologia, se ne sono affiancate molte altre come la zoologia, la botanica, la fisiologia della produzione, la geografia e alcune del settore socio-economico.
Nel corso del ventesimo secolo, con la continua evoluzione del significato di agroecologia intesa come disciplina scientifica, si assistette anche al cambiamento della sua identità.
Infatti, nell’ultimo ventennio che l’agroecologia, in quanto disciplina scientifica, ha conosciuto un forte cambiamento, orientando la sua attenzione su tutto il sistema alimentare, definito come una rete globale di produzione alimentare, distribuzione e consumo.
In questo nuovo quadro, Gliessman la definisce come “la scienza di applicare concetti e princìpi ecologici per la progettazione e gestione di sistemi agro-alimentari sostenibili”.
L’AGROCOLOGIA COME SCIENZA, PRATICA E MOVIMENTO
L’agroecologia viene quindi definita come un metodo per proteggere le risorse naturali, che fornisce le linee guida per progettare e gestire gli agroecosistemi sostenibili.
Questa dimensione richiede un approccio multi-scala, metodi transdisciplinari e attenzione all’interazione tra le diverse componenti, tecniche e socio-economiche, del sistema.
Attualmente, l’agroecologia può essere pertanto interpretata sia come una disciplina scientifica sia come un movimento politico-sociale, oltre a essere identificata con una serie di pratiche agricole (fig. 1).

Come tale, l’agroecologia cerca di migliorare i sistemi agricoli imitando i processi naturali, creando interazioni biologiche benefiche e sinergie tra le componenti dell’agroecosistema.
In questa prospettiva, produttori e consumatori sono visti come parti attive del sistema.
Ciò comporta una nuova e più grande definizione di agroecologia quale “lo studio integrativo dell’ecologia di tutto il sistema alimentare, che comprende le dimensioni ecologica, economica e sociale, o più semplicemente l’ecologia dei sistemi alimentari”.
Questa visione è pienamente riconosciuta e promossa dall’associazione Agroecology Europe, che ha proposto la seguente definizione:
«L’agroecologia è considerata congiuntamente come una scienza, una pratica e un movimento sociale».
Essa comprende l’intero sistema alimentare, dal suolo alla organizzazione delle società umane.
È portatrice di valori e si basa su princìpi fondamentali. L’agroecologia come:
scienza, dà priorità alla ricerca-azione, all’approccio olistico e partecipativo, e alla transdisciplinarietà includendo i diversi sistemi di conoscenza.
pratica, si basa su un uso sostenibile delle risorse locali rinnovabili, le conoscenze e le priorità degli agricoltori locali, un uso oculato della biodiversità per fornire servizi ecosistemici, resilienza e soluzioni che offrano molteplici vantaggi (ambientali, economici, sociali) dalla scala locale a quella globale.
movimento, supporta le piccole aziende e l’agricoltura familiare, gli agricoltori e le comunità rurali, la sovranità alimentare, le catene di commercializzazione locali e brevi, la diversità delle sementi, le razze autoctone, e la produzione di alimenti sani e di qualità.
CONCLUSIONI
In conclusione, ecco il motivo per cui non potevamo darvi una semplice definizione di un concetto così ampio e diversificato che si è evoluto nel tempo da una espressione per descrivere l’applicazione di metodi ecologici all’agricoltura, a un sistema di produzione e consumo alimentare multidisciplinare che agisce come scienza, come pratica e come movimento sociale.
E voi cosa ne pensate? Conoscevate il concetto di agroecologia? Lo avete trovato interessante ?
Fatecelo sapere nei commenti. Ci vediamo nella prossima puntata per comprendere meglio la sua importanza per il presente e il futuro del territorio!
(P.S. Non dimenticate di condividere il blog con amici e familiari per coinvolgere sempre più persone in questa missione di valorizzazione e sviluppo sostenibile del territorio!)
Note: