L’Etna diventerà Parco nazionale? Cosa prevede il DDL 1693 e perché ci riguarda?

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Una proposta di legge potrebbe cambiare la gestione del Parco dell’Etna.

Ma quali sono le novità previste e cosa significherebbero per il territorio e le comunità locali?

L’Etna potrebbe diventare Parco nazionale. Una prospettiva che, a prima vista, sembrerebbe rappresentare un ulteriore riconoscimento per uno dei patrimoni naturali più importanti della Sicilia.

Ma dietro questa possibile trasformazione si nascondono questioni che vanno ben oltre il nome di un’area protetta.

Chi amministrerebbe il nuovo Parco?

Cambierebbero i confini e le regole di tutela?

Ci sarebbero maggiori risorse economiche?

E soprattutto: quali benefici potrebbero derivarne per i cittadini, l’ambiente e le attività economiche del territorio?

Sono alcune delle domande sollevate dal disegno di legge n. 1693, attualmente all’esame del Senato della Repubblica.

Per comprendere la portata della proposta è utile partire da ciò che esiste oggi e distinguere le disposizioni contenute nel DDL dalle opportunità che potrebbero concretizzarsi in futuro.

Il Parco dell’Etna: quasi quarant’anni di tutela

Il Parco naturale regionale dell’Etna è stato istituito il 17 marzo 1987. È stato il primo parco naturale regionale della Sicilia.

Con circa 59.000 ettari distribuiti in 20 Comuni, tutela un territorio straordinariamente diversificato: dai paesaggi vulcanici sommitali ai boschi, fino ai sistemi agricoli che caratterizzano le pendici del vulcano.

È un patrimonio naturale, culturale ed economico.

Le attività agricole tradizionali, i terrazzamenti, i vigneti, i frutteti, i castagneti e i borghi etnei testimoniano una relazione secolare tra le comunità e il loro ambiente.

Nel 2013 l’UNESCO ha riconosciuto come Patrimonio mondiale una porzione del territorio etneo, estesa per 19.237 ettari, per il suo eccezionale valore geologico e vulcanologico.

Questo riconoscimento interessa parte del Parco regionale, non la sua intera superficie.

L’Etna, dunque, dispone già di importanti strumenti di tutela e di un riconoscimento internazionale.

La questione non è se il territorio meriti maggiore attenzione, ma come rendere più efficace la sua protezione e gestione.

Cos’è il DDL 1693 e cosa propone?

Il disegno di legge n. 1693, intitolato Istituzione del Parco nazionale dell’Etna, è stato presentato al Senato il 23 ottobre 2025, su iniziativa del senatore Lucio Malan e di altri parlamentari.

L’obiettivo dichiarato è assicurare una gestione più integrata e strutturata dell’area protetta, favorendone la tutela e la valorizzazione.

Il provvedimento è composto da 11 articoli e interviene su diversi aspetti dell’organizzazione del Parco.

Le novità principali riguardano cinque ambiti.

1. Una nuova gestione nazionale

La proposta prevede l’istituzione di un nuovo Ente Parco, dotato di personalità giuridica di diritto pubblico e sottoposto alla vigilanza del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

L’attuale Parco regionale verrebbe soppresso mediante un provvedimento della Regione Siciliana, mentre funzioni e risorse passerebbero al nuovo organismo.

La sede legale e amministrativa rimarrebbe a Nicolosi.

Non si tratterebbe, quindi, di aggiungere un riconoscimento all’attuale struttura, ma di modificarne l’assetto istituzionale.

2. Una revisione dei confini e delle zone di tutela

Il DDL prevede la ridefinizione del perimetro del Parco e una nuova zonizzazione.

In particolare, contempla l’esclusione di superfici attualmente comprese nell’area protetta il cui livello di urbanizzazione risulti incompatibile con le finalità di tutela, prevedendo forme di compensazione con nuove aree limitrofe.

Il territorio verrebbe suddiviso in tre categorie, con differenti caratteristiche ambientali e livelli di antropizzazione.

È uno degli aspetti più rilevanti della proposta, soprattutto per proprietari, agricoltori, amministrazioni e operatori economici.

Non significa, tuttavia, che i vincoli siano già cambiati. Infatti, il provvedimento è ancora in discussione e la nuova delimitazione dovrebbe essere definita attraverso un successivo decreto ministeriale.

3. Nuove risorse economiche

Il testo originario autorizza una spesa di 3,5 milioni di euro annui per il funzionamento del futuro Parco nazionale.

È un dato importante, ma richiede un approfondimento.

Per capire se il nuovo assetto disporrebbe effettivamente di maggiori risorse occorrerebbe confrontare lo stanziamento previsto con il sistema di finanziamento attuale, considerando anche i costi del personale e della struttura amministrativa.

Lo stanziamento previsto dalla legge non può essere interpretato automaticamente come un incremento netto delle risorse disponibili.

4. Una diversa organizzazione del personale e della sorveglianza

Il DDL disciplina il trasferimento del personale dell’attuale Ente Parco e individua le strutture preposte alla sorveglianza del territorio.

L’effettiva capacità di gestione dipenderebbe però anche dalla disponibilità di competenze professionali, dalla continuità amministrativa e dall’organizzazione dei servizi.

La qualità della tutela ambientale richiede, infatti, molto più delle sole disposizioni normative. Sono necessarie capacità tecniche, programmazione, monitoraggio e interventi concreti.

5. Opportunità per le attività locali

Il provvedimento contempla iniziative di promozione per servizi e prodotti locali di qualità, coerenti con le finalità del Parco.

Si tratta di un ambito che potrebbe interessare agricoltura, turismo sostenibile, artigianato e altre attività economiche territoriali.

Occorre però ricordare che l’attuale Ente Parco dispone già di strumenti dedicati alla valorizzazione dei prodotti e delle attività locali.

Il passaggio alla gestione nazionale potrebbe, quindi, offrire nuove possibilità di rafforzamento, ma non rappresenterebbe necessariamente l’avvio di iniziative completamente nuove.

A che punto è l’iter parlamentare?

La discussione del DDL 1693 è stata avviata il 21 aprile 2026 presso l’8ª Commissione permanente del Senato, competente anche in materia ambientale.

Il 6 ottobre 2026 si sono svolte audizioni con rappresentanti della Regione Siciliana, dell’Ente Parco dell’Etna, della Città Metropolitana di Catania e di Federparchi Sicilia.

Il 13 ottobre la Commissione ha fissato alle ore 12 di oggi 20 ottobre il termine per presentare emendamenti e ordini del giorno.

Al 20 ottobre 2026, sulla base degli aggiornamenti parlamentari consultati, il DDL risulta ancora in esame. Il Parco nazionale dell’Etna non è stato istituito.

Il testo potrà quindi subire modifiche nel corso del procedimento legislativo.

Parco regionale o nazionale: quale modello sarebbe migliore?

Sarebbe riduttivo considerare il passaggio alla gestione nazionale un miglioramento automatico.

Un Parco nazionale non è necessariamente più efficiente di uno regionale soltanto per la diversa amministrazione di riferimento.

Allo stesso tempo, mantenere l’attuale assetto non garantisce di per sé che le esigenze di conservazione e sviluppo territoriale siano pienamente soddisfatte.

Ciò che dovrebbe orientare il confronto è la capacità di rispondere ad alcune esigenze fondamentali nello specifico:

  • tutelare la biodiversità;
  • gestire le pressioni antropiche;
  • rafforzare le competenze tecniche;
  • sostenere le attività compatibili;
  • migliorare il rapporto tra istituzioni e comunità locali.

Per valutare la proposta servirà, quindi, comprendere quali cambiamenti siano effettivamente previsti, con quali risorse e attraverso quali strumenti operativi.

Il futuro dell’Etna riguarda un territorio più ampio

L’Etna non coincide soltanto con il perimetro amministrativo del Parco.

È parte di un sistema territoriale nel quale natura, economia e comunità sono strettamente interconnesse.

I rapporti con i Comuni pedemontani, le aree agricole circostanti e il comprensorio dell’Alcantara evidenziano l’importanza di una visione capace di superare la frammentazione amministrativa, pur nel rispetto delle competenze dei diversi enti.

La proposta di istituire il Parco nazionale può, quindi, rappresentare anche un’occasione per interrogarsi sul rapporto tra tutela ambientale e futuro del territorio.

Quale modello di sviluppo vogliamo promuovere?

Come possiamo valorizzare le risorse locali senza comprometterne la conservazione?

Quali strumenti potrebbero rendere più efficace la collaborazione tra istituzioni e comunità?

Sono domande che meritano attenzione indipendentemente dall’esito del DDL.

Non soltanto un cambio di nome

Il DDL 1693 apre un dibattito importante per il futuro dell’Etna.

La possibile istituzione di un Parco nazionale rappresenterebbe una trasformazione significativa della gestione dell’area protetta, con conseguenze ancora da definire sul piano amministrativo, ambientale ed economico.

Ma la qualità del cambiamento dipenderà dalle scelte concrete che accompagneranno l’eventuale approvazione della legge.

Il vero obiettivo non dovrebbe essere semplicemente avere un Parco nazionale, ma disporre di un Parco capace di tutelare meglio il territorio e contribuire al benessere delle comunità.

Per questo è importante che il dibattito non rimanga confinato alle sole istituzioni, ma diventi accessibile anche ai cittadini, alle imprese e a chi vive quotidianamente il territorio etneo.


Questo articolo apre la miniserie EtnaVerso «Etna, quale Parco? Quale futuro?», dedicata al DDL 1693 e alle possibili conseguenze per il territorio.

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