Nei territori dell’Etna e dell’Alcantara, la questione dei giovani Etna Alcantara viene spesso raccontata in modo superficiale, senza considerare le vere cause e le difficoltà che questi giovani stanno vivendo.
Negli ultimi mesi si è tornati a parlare molto di Generazione Z.
L’attenzione non nasce dal nulla. Un recente approfondimento di ASviS sulla Generazione Z mette in evidenza come gli Zoomers stiano cambiando il rapporto con lavoro, informazione e partecipazione sociale.
Non perché siano “diversi” per natura, ma perché crescono dentro un mondo più instabile, più veloce e più esigente di quello delle generazioni precedenti. Questi temi si intrecciano con molte delle riflessioni già affrontate in EtnaVerso sul rapporto tra territorio, comunità e futuro.
Il punto interessante non è tanto chi sono, ma cosa rifiutano e cosa chiedono.
Giovani Etna Alcantara: meno retorica, più coerenza
Una delle evidenze più forti che emerge dall’analisi ASviS riguarda il rapporto tra valori dichiarati e scelte concrete.
La Generazione Z tende a premiare organizzazioni, imprese e istituzioni che dimostrano coerenza reale su temi come sostenibilità, inclusione e responsabilità sociale. Allo stesso tempo, non esita a prendere le distanze da chi usa questi temi solo come linguaggio di facciata.
Questo vale per i grandi brand, ma vale anche, in modo forse ancora più evidente, nei territori piccoli.
Qui le contraddizioni si vedono subito.
Qui non puoi permetterti di dire una cosa e farne un’altra.
Nei territori dell’Etna e dell’Alcantara questo aspetto è cruciale: parlare di sviluppo sostenibile, di giovani e di futuro senza creare condizioni concrete di lavoro e partecipazione significa perdere credibilità molto rapidamente.
Informarsi in modo diverso non significa disinteressarsi
ASviS sottolinea anche un altro punto spesso frainteso: gli Zoomers si informano meno attraverso i canali tradizionali e molto di più tramite contenuti brevi, visuali, immediati. Questo non equivale a superficialità, ma a un diverso modo di selezionare ciò che merita attenzione.
Applicato ai territori, questo dato è tutt’altro che secondario.
Se continuiamo a raccontare le aree interne solo con linguaggi istituzionali, lunghi documenti o narrazioni autoreferenziali, non intercettiamo chi oggi potrebbe esserne protagonista.
Non è un problema di “abbassare il livello”.
È un problema di cambiare codice, senza perdere profondità.
Il lavoro non è il nemico, lo è un certo modello di lavoro
Un altro elemento centrale dell’articolo ASviS riguarda il rapporto con il lavoro. La Generazione Z non rifiuta l’idea di impegnarsi, ma mostra una forte distanza da modelli lavorativi percepiti come svuotati di senso, iper-competitivi o incapaci di garantire equilibrio tra vita e lavoro.
Questa evidenza, letta dai territori marginali, assume un significato preciso.
Qui il lavoro spesso esiste, ma è frammentato, stagionale, poco riconosciuto.
Qui si chiede ai giovani di adattarsi, più che di costruire.
Il risultato è che chi ha competenze e aspettative diverse cerca altrove spazi più coerenti. Non per moda, ma per necessità.
Salute mentale e qualità della vita: un tema territoriale, non individuale
ASviS richiama anche l’attenzione sul tema del benessere psicologico. Gli Zoomers mostrano una maggiore consapevolezza rispetto a stress, ansia e burnout, e tendono a considerare la qualità della vita come un criterio di scelta centrale.
Nei territori come l’Etna e l’Alcantara questo tema è spesso sottovalutato.
Si parla di bellezza dei luoghi, di ritmi lenti, di natura.
Molto meno si parla di isolamento, carenza di servizi, mancanza di spazi di confronto, assenza di prospettive chiare.
La qualità della vita non è data solo dal paesaggio.
È il risultato di relazioni, servizi, possibilità di sentirsi parte di qualcosa.
EtnaVerso come traduzione territoriale di queste evidenze
È qui che il discorso sugli Zoomers smette di essere astratto e diventa territoriale.
EtnaVerso nasce proprio dall’idea che le evidenze emerse a livello nazionale o globale abbiano bisogno di una traduzione locale, concreta, situata.
Se i giovani chiedono coerenza, il territorio deve smettere di promettere senza costruire.
Se chiedono linguaggi nuovi, il racconto dei luoghi deve uscire dalla nostalgia.
Se chiedono lavoro con senso, bisogna ripensare filiere, servizi, agricoltura, turismo e innovazione come ecosistemi, non come comparti isolati.
Se chiedono benessere, la comunità deve tornare a essere una infrastruttura sociale reale.
Non una generazione da “trattenere”, ma da coinvolgere
L’errore più grande sarebbe leggere le evidenze ASviS come un problema generazionale.
Non lo sono.
Sono un indicatore anticipatore di ciò che sta cambiando ovunque.
Nei territori dell’Etna e dell’Alcantara questo cambiamento può diventare un’opportunità, se smettiamo di chiederci perché i giovani se ne vanno e iniziamo a chiederci che tipo di spazio siamo in grado di offrire.
EtnaVerso vuole stare esattamente in questo punto.
Non come osservatore esterno, ma come piattaforma che prova a trasformare segnali deboli in percorsi concreti, mettendo in relazione giovani, territorio, competenze e comunità.
Forse non è una generazione che sta riscrivendo il futuro.
Forse è il futuro che ci sta parlando più chiaramente del passato.
Un’assunzione di responsabilità che riguarda tutti noi
C’è però un punto che va detto con chiarezza, senza giri di parole.
Scaricare sui giovani le colpe dei problemi attuali è comodo, ma profondamente ingiusto.
Le generazioni che oggi vengono criticate non hanno responsabilità sulle scelte economiche, sociali e politiche che hanno prodotto precarietà, disuguaglianze, crisi ambientali e impoverimento dei territori. Quelle scelte sono state fatte prima. Da altri.
I giovani stanno vivendo gli effetti, non le cause.
Continuare a cercare capri espiatori serve solo a evitare una domanda più scomoda:
che responsabilità abbiamo, come generazioni adulte e anziane, nel mondo che stiamo consegnando?
Trasformare tutto in una contrapposizione generazionale è una scorciatoia pericolosa.
Una lotta tra giovani e adulti non produrrebbe vincitori. Solo sconfitti, a prescindere dall’esito.
Quello che serve oggi, soprattutto in territori fragili come quelli dell’Etna e dell’Alcantara, è l’esatto contrario: deporre le armi, smettere di difendere posizioni, rinunciare a pregiudizi e appartenenze ideologiche che impediscono il dialogo.
Non servono processi. Servono incontri.
Non servono accuse. Servono connessioni.
Non serve dimostrare chi ha ragione. Serve lavorare insieme.
Lo scambio generazionale non è una concessione ai giovani.
È una necessità collettiva.
Chi ha esperienza, memoria, competenze deve metterle a disposizione.
Chi ha energie nuove, sguardi diversi, linguaggi contemporanei deve essere ascoltato.
Non per dovere morale, ma per intelligenza territoriale.
EtnaVerso nasce anche da questa consapevolezza: il futuro non si costruisce dividendo, ma creando spazi in cui generazioni diverse possano parlarsi senza difese, senza superiorità, senza paura.
Perché nei territori che vogliono restare vivi, il problema non è chi viene dopo.
È se siamo ancora capaci di camminare insieme.